L'attenzione è all'origine di ogni stato di consapevolezza di sè nel tempo presente. Concentrare e focalizzare lo sguardo, e quindi l'energia psichica, su un oggetto o una situazione significa incrementare il livello di consapevolezza nel sistema della percezione mentale (visione, decodificazione e interpretazione), mentre ci si dimentica di mantenere la concentrazione sul sistema della percezione psichica che ha origine dal corpo (sensazioni, emozioni e sentimenti).
Il "monismo dal duplice aspetto percettivo", così definito dalla neuroscienza contemporanea per definire uno stato di autoconsapevolezza in cui le immagini che percepisco con gli occhi (la mente) non sono in "sintonia" con le informazioni sensoriali provenienti dall'interno sotto forma di disagio, eccitazione, nausea, paura, timore, ansia, timidezza, ecc... (il corpo) , è all'origine di ogni dubbio, perplessità, incomprensione e crisi dei rapporti.
Ciò significa che una studiata proiezione di immagini può ingannare la mente (visione, decodificazione e interpretazione delle immagini nelle frequenze medie), ma non il sistema della percezione corporea che si basa sulle informazioni "sottili" provenienti dalle ghiandole endocrine (il pancreas, le surrenali, il timo, le ghiandole sessuali, la tiroide) e dagli organi principali (la nausea di stomaco, l'aritmia cardiaca, l'insufficenza respiratoria), più sensibili alle frequenze infrarosse e ultraviolette.
Un optometrista americano, Jacob Liberman, scoprì un giorno di aver sperimentato un tipo diverso di visione, che definì "Open Focus" (messa a fuoco aperta, come in una macchina fotografica). La sua vista, improvvisamente modificata da un acuto mal di testa, si era improvvisamente espansa di almeno 120 gradi (come fotografare con un obiettivo grandangolo). e la sensazione era che il punto di percezione non fosse centrato negli occhi fisici, ma in tutto il corpo. Il fuoco (l'attenzione) non era centrato su niente in particolare, ma aperto a tutto, così come non c'era una finalità che guidasse la scelta di cosa vedere. Niente veniva escluso o cancellato dalla visione.
Questa forma di visione, in grado di integrare le sensazioni provenienti dall'interno (enterocezione) con quelle provenienti dall'esterno (esterocezione), è il fondamento dell'intelletto alchemico (quello dell'anima) che evolve appunto dalla propriocezione.
Le donne, gli artisti e i saggi hanno una predisposizione naturale a sintetizzare la percezione interiore con quella esterna. A partire dalla seconda metà del Novecento anche la critica d'arte inizia a riconoscere in ogni opera della creatività umana, anche la più complessa, il prodotto di una incessante sintesi tra i contenuti emotivi, intellettuali e spirituali dell'uomo e le condizioni socio, economiche e culturali in cui si trova a vivere.
Quando Caravaggio dipinge Cristo nell'atto di irrompere nella taverna in cui il giovane Matteo si trova per bere, giocare e discutere con i compagni, l'artista delinea con precisione lo schema di evoluzione della percezione in coscienza e intelletto tracciato dagli alchimisti. La percezione influenza la consapevolezza di sè nel tempo presente e, per riflesso, l'evoluzione della coscienza "grossolana " in coscienza "sottile" e infine "spirituale".
Appena la taverna viene illuminata dalla percezione spirituale di Cristo, i compagni di Matteo si alzano per indicare di essere interpreti della coscienza sensoriale (il primo ragazzo con il cappello piumato), critica (l'uomo con la barba) e razionale (l'uomo anziano che porta gli occhiali), e di non possedere ancora l'arte di Matteo di conoscere la verità "ascoltando" se stesso.
Matteo, seduto di fronte alla figura di Cristo accompagnato da Pietro, è l'emblema l'alchimista che trasmuta il piombo saturnino, simbolo di razionalizzazione di ogni forma di risorsa, nell'oro della mente intuitiva. Le sue mani giocano con alcune monete gettate sul tavolo a significare che il suo sguardo, pur rivolto all'interno, è in grado di raccogliere le preziose informazioni provenienti dalla propriocezione (il denaro interiore).
Matteo ha la testa china sul tavolo mentre il Cristo lo indica come il primo interprete del processo di elaborazione della percezione in conoscenza diretta, sensoriale e visiva, delle verità stimolata dall'osservazione delle immagini interiori. La vocazione artistica emerge quando si inizia a riconoscere nella luce di Dio, e cioè in tutte le possibili frequenze percepite, decodificate e interpretate dal "corpo-mente", i segni inequivocabili della verità assoluta racchiusa nell'etere (lo spazio-luce).
La certezza della "vocazione" non viene dal cervello, ma dal centro del cuore. La certezza di percepire le verità nascoste o occultate nelle immagini, o nelle parole, non avviene tramite l'elaborazione mentale dei dati percepiti, ma riponendo, come affermano i mistici, la "mente nel cuore", luogo mistico in cui è possibile sperimentare la vera intuizione, l'intuizione dell'anima vivente (Jiva)
L'intuizione di Matteo dischiude infatti le porte della coscienza critica (il ragazzo di spalle con la spada), razionale (San Pietro è stato il primo a riconoscere in Gesù il Messia) e infine cognitiva (Il Cristo che indica senza incertezze il proprio discepolo).
Quando la percezione mentale delle immagini è allineata con la percezione psichica proveniente dalle ghiandole endocrine (la luce diagonale che penetra da una finestra ha un angolo di incidenza di 120 gradi), l'alchimista orientale inizia a costruire la "coscienza dei chakra", mentre l'alchimista occidentale giunge a percepire la musica delle "Sette Sfere celesti", metafora dei sette principi che informano, sostengono e ispirano l'Intelletto dell'anima (Intellectus) .
LABORATORIO ALCHEMICO
Emblemi dell'Arte Alchemica rinascimentale
e dell'immaginario contemporaneo
ARTE NIGRESCENTE
